Scrivo.
Stronzate. Questo non è scrivere.
E' avere le convulsioni.
Sono una tossica. E sono legata davanti all'armadietto dei medicinali.
Una tossica di esperienza quasi decennale, e di un'età poco più alta del doppio della sua esperienza. Che brillante carriera, e che fine ignobile ritrovarmi legata di fronte all'armadietto dei medicinali.
Dovrei smetterla.
Mi allungo verso il cofanetto accanto al divano. Vuoto. Merda. Che idea di merda questa disintossicazione fai-da-te. Maledetto aguzzino, ridammi la mia roba!
Ma tanto lo so, che in terapia trovo sempre il metodo per infinocchiarli tutti. Cavilli. Sempre.
Abbiate rispetto per il mio acume.
Inizio ad impallidire, sudo freddo.
«Unadoseènellatazzadelcaffèincucina.»
Porco giuda, ma perché gliel'ho detto? Ora mi toglie anche quella... e io ne ho bisogno...
I primi crampi, seguiti dalle prime urla di dolore. Folle.
« c o n t r o l l a t r a i c o p i o n i. C e n ' è a n c o r a l ì »
Sono un'idiota. L'indizio più importante. Cogliona nell'animo, proprio. Altro che qb. Qui è in atto un'overdose di coglionaggine, SOS, a tutte le unità, a tutte le unità, salvate il soldato James.
Nausea. Sigaretta. Caffè. Nausea. Sigaretta. Nausea.
Dormo. Ci provo.
...
Nausea. Ancora? Ma quanto dura? Mica posso passare la vita così!
Vomito.
Liberata? Manco per niente.
Tremo ancora al pensiero di perdere tutto, ma in fondo non l'ho già perso?
Allucinazioni e deliri, nausea e inappetenza.
Ma almeno l'ultima ha sortito qualche effetto.
Scusate, sragiono. Essere messa di fronte all'evidenza non è bello.
ALMENO CHIUDETEMELO QUEL FOTTUTISSIMO ARMADIETTO!! Ma cos'è, ci provate gusto?
O almeno slegatemi e banchettiamo insieme! E' quello che voglio, che sogno. Un po' di pietà.
Non c'è pietà per i drogati che non hanno molto da dire.
Non deve essercene, razionalmente. Ma al diavolo la razionalità! Voglio della pietà! No, non voglio pietà! Voglio la mia dose.
Nausea.
Vomito.
Vaffanculo mondo di merda
Svengo.
onde che si animano mi trasportano mi sfiorano mi coprono in riva al mare dire fare baciare lettera testamento nel buio il respiro i respiri da sola nel mare chiudo gli occhi mi porta via da questo mondo infame giù nell abisso non respiro fa niente non è grave è solo sollievo solo tanto sollievo solo un po' di vita che non trovo voglio trovarla lì la vedo la luce non la raggiungo arredo il mio tunnel i mobili dell ikea possono bastare sono una persona parca ma come ci sono arrivata nel tunnel ero sotto le onde sommersa dal mare senza vento senza suoni senza luci senza niente solo i miei pensieri costanti a farmi compagnia voglio scacciarli non so come destrutturare destrutturarli ristrutturarmi demolirmi ricostruirmi ora vado lasciatemi andare ancora un po' tra le onde del mare nel loro silenzio guardo in cielo quante stelle tutte a guardarmi vi prego non lasciatemi voglio stare sola giratevi da un'altra parte non guardatemi mi sto trasformando. Ancora.
onde
su di me
si infrangono
sul mio freddo inverno.
Non so.
Cerco di risalire.
Notti brave tra amici e blues solitari, alternati in una spirale edificante.
amen
Mi ero ripromessa di non scrivere, fino a che non mi fossi tolta n pensiero dalla testa.
E' ancora qui, stabile come una lapide. Il che ladice lunga.
E' paradossale che l'unica persona che creda in me e che cerchi di appoggiarmi, sia una persona che non vedo mai, che non sento mai, che vive a migliaia di km da me. Che quelle poche volte che vedo, pensa di poter riprogettare la mia vita a suo uso e consumo.
eppure è l'unica persona che davvero crede, ci crede, e pensa che io possa farcela
E prova ogni volta a darmi questa consapevolezza, a spronarmi, contro tutto, contro il sistema, contro le menzogne di chi ci circonda e cerca di pararsi il culo spalando merda su di me, contro me stessa e la mia ormai gigantomitica sfiducia in me e nelle mie scarse potenzialità.
Ecco, ci risiamo. Scarse potenzialità.
NESSUNO sa quanto ho pianto; nessun luogo.
Milioni di istanti passati a ridiscutermi, a ricostruirmi, inutilmente a volte, troppo spesso con pochi risultati. A volte con risultati raccapriccianti. Altre, con risultati considerevoli dal mio punto di vista. Orrendi, per chi mi vede da fuori.
Un processo di destrutturazione dal quale sono stati tenuti fuori tutti per pudore, per possessività, per ritrosia. Sola con me stessa e il mio dolore, la mia voglia di ricominciare e la mia paura di farlo, il terrore compulsivo di sbagliare, di illudermi, di deludermi... di deludere.
La mia nave non ha retto.
Ancora una volta.
Giorno e mese imprecisato del 1999.
Casa Osanna.
E' una giornata nuvolosa e ventosa, il freddo che entra nei pantaloncini e scuote le membra.
Una bimba -sì, una bimba- dai capelli ricci cortissimi viene accompagnata, in mezzo al cerchio, davanti ai Vecchi Lupi.
Tutto il Branco la sta a guardare. Il suo Capo Sestiglia la lascia da sola a compiere il suo destino.
Lì, in quella sede, in quel clima sacrale, le viene scherzosamente affidato un soprannome destinato a diventare quasi profetico.
"la nostra Calamity Jane", sentenzia ridendo Bagheera.
La bimba si gira e pronuncia emozionata la sua prima Promessa sotto lo sguardo benevolo e protettivo di Akela, Bagheera, Kaa, e Mang.
Così ricevette il benvenuto nella grande famiglia del suo Bari 3.
1 marzo 2009.
Casa Osanna.
E' una giornata nuvolosa e ventosa, il freddo che entra nei pantaloncini e scuote le membra.
Quindici ragazzini vengono accompagnati, a turno, in mezzo al quadrato, davanti alla bimba -ormai quasi donna- dai capelli ricci e lunghi ed al resto dell'équipe schierata.
Tutto il Reparto sta a guardare. I Capi Squadriglia li lasciano soli a compiere il loro passo.
La donna cinge il collo di ognuno di loro con un fazzolettone. Intanto ripensa al suo. Ripensa a lei, a quando la prima volta indossò quello stesso fazzolettone giallo e blu che ancora oggi porta al collo.
Ripensa a quando, proprio lì, tutto ebbe un suo inizio.
Il ricordo si perde tra le nebbie del tempo, gli occhi si velano di commozione.
La donna si gira. Accanto a sé, il suo Capo Sestiglia e Mang. Poco lontano, Akela.
"Benvenuto nella grande famiglia del Bari 3...".
c'è qualcosa che mi stanca...
Mi fa ancora male la gola, tutti i rimedi più o meno sciamanici non stanno ancora funzionando.
Ci vuole tempo, forse, come per tutte le cose.
Certo, per chi HA tempo, forse è tutto più semplice... io, per contro, ho fretta di riprendermi la mia voce naturale, di smetterla di soffrire ingoiando, o più semplicemente di ingoiare bocconi, ho fretta di ottenere delle risposte che io non vorrei mai dare.
Esigente. Adesso, tanto con me stessa quanto con gli altri.
Venerdì si parte per il CFT, un romantico weekend di San Valentino felicemente confinata dove morì Cristo, sperando e pregando che non mi raggiungano anche nelle Indie di quaggiù cuoricini, puttini e cupidi vari; potrei scappare nottetempo.
Mutato ancora il mio modo di scrivere, diventato quasi telegrafico.
Da studiare.
Rifletto. Ancora.
Nulla accade per caso.
E' giunto il momento di girare una pagina?
Cerco altre strade. Alla ricerca di passione. E prospettiva.
Non scrivo da un po'... non scrivo, non disegno, non faccio nulla da un po', devo ammetterlo.
Proprio l'altro giorno sorseggiavo il mio lattemmiele fumante (sic!!) e pensavo... sono partiti un sacco di flash, ma non sono mai riuscita a metterli per iscritto.
E' come se dovessi farci un film, ma farlo sarebbe impossibile.
Sono una serie di scene, di inquadrature, di dettagli... e devo, DEVO, trovare il modo di scriverne come se fossero appena balzati fuori dalla pellicola cinematografica, anzi, come se la pellicola cinematografica fosse scritta e non girata.
Concetto balzano eppure pregnante.
Oggi va così.
Ma così come... ma chi voglio prendere in giro!? E' un po' che va così.
Non come oggi, intendo. Oggi ho una vocine splendida.
Potrei cantare nel Barbiere di Siviglia. Nel ruolo di Figaro, però.
Terribilmente, terribilmente grave.
O grottesco, e in tal caso la situazione sarebbe addirittura sopportabile.
Ho immaginato un taglio di luce sugli occhi, una finestra che parte dal basso e illumina solo nei tratti, sformando il volto. Ma ancora una volta, non mi riesce di descriverla. E' agghiacciante questa incapacità... mi agghiaccia e mi blocca.
"mi agghiaccia"... la prima volta che mi fu detto (forse l'unica) precedeva (o seguiva? Non ricordo) "la possibilità di perderti".
Anche a me agghiacciava quella prospettiva. Ma alla fine è andata come è andata, e non c'erano vie di mezzo... altre, intendo. Destra, sinistra o centro? e io ho preso il centro.
A volte penso di stare a guardare film già visti, visti e rivisti in questa stessa vita, e mi rendo conto che gli errori cambiano ma i risultati persistono.
Ma anche non gli errori, eh.
Ci pensavo ieri sera mentre visualizzavo dei momenti, delle foto.
2007, ogni giorno fino al campo estivo. Una serie di bambini urlando e sciamando mi saltavano addosso dimostrandomi il loro affetto, al collo un fazzolettone giallo e blu.
2098, settembre. Una serie di bambini urlando e sciamando mi saltano addosso dimostrandomi il loro affetto, un affetto che ritengo profondamente immeritato per il poco tempo passato insieme, per la poca voglia, per il fatto che erano solo il riflesso di una luce... al collo, un fazzolettone rosso scuro.
I luoghi sono diversi, i bambini sono diversi, i tempi sono diversi, gli atteggiamenti sempre diversi.
Il risultato resta il medesimo.
Una capacità di attrarre le persone nel modo più genuino possibile, e -a quanto pare, da quello che mi è stato detto in questi anni- una energia tale da influenzare numerose persone.
Non me la sento di prenderlo come un punto di demerito.
Ho energia da vendere.
Se qualcuno la vuole comprare...
1. Scrivi i numeri da 1 a 11 in una colonna.
2. A fianco ai numeri 1 e 2, scrivi 2 numeri a tua scelta.
3. Vicino ai numeri 3 e 7, scrivi il nome di una persona di sesso opposto.
Due nomi diversi, ovviamente, di persone che conosci bene, e
nel farlo, segui il tuo primo impulso.
Non leggere oltre in anticipo, o non funzionera.
Piano piano...
4. Scrivi il nome di tre persone
vicino ai numeri 4, 5 e 6.
Non barare, sarebbe un peccato.
5. Scrivi 4 titoli di canzoni vicino ai numeri 8, 9, 10 e 11.
6. Finalmente, esprimi il tuo desiderio.
Qui si trova la chiave del gioco...
1. Devi parlare di questo gioco ad un certo numero di persone (il
numero che si trova vicino al 2).
2. La persona in terza posizione è quella che ami.
3. La persona in settima posizione è qualcuno che
apprezzi molto, ma con la quale non funziona.
4. La persona in quarta posizione è qualcuno a cui
tieni veramente molto.
5. La persona in quinta posizione e quella che ti
conosce veramente a fondo.
6. La persona da te messa in sesta posizione è il tuo
porta fortuna (lucky star).
7. La canzone in ottava posizione è quella che si
associa con la persona numero 3.
8. Il titolo in nona posizione è la canzone per la
persona in settima.
9. La canzone in decima posizione è quella che meglio svela
il tuo spirito.
10. La canzone in 11 è quella che rivela i tuoi sentimenti
rispetto alla vita.
Per giocare a carte scoperte (effetto vedo-non vedo, obviously)
1 - 3
2 - 9
3 - c
4 - Luna
5 - Mextli
6 - Ale
7 - s
8 - Killing me softly
9 - Can you feel the love tonight
10- Bimba se sapessi
11- Patience