Suonava come "
Chiunque riesca a vedere un po' sopra le teste della folla è solo. "*
Mi odio.
*cit Stefano di Lauro
Incredibilmente, inconsapevolmente.
Non pensavo, e non avrei pensato. Vorrei non pensare.
Ora ho solo bisogno di ingabbiare i ricordi, prenderli tra le mani, serrare i pugni fino a conficcare le unghie nei palmi, sentire dolore e capire di essere sveglia, pe non lasciarli scivolare tra le dita come inutili granelli di un tempo che scorre. Come istanti che si susseguono uno dietro l'altro e non si fermano.
Vorrei fermare il tempo.
Il tempo che è stato e quello che sarà.
Vorrei fermare i treni.
Vorrei fermare me davanti ad un treno.
E con il gommino della sommità di un'enorme matita, cancellare alcuni pezzi del mio passato, e questa angoscia dell'abbandono che, sacrosantamente, non mi lascia un attimo. E poi, come faccio quando studio, con la matita, con un colore, con un evidenziatore, sottolineare altri pezzi, e lasciarli lì in bella mostra.
Per la serie "questo serve un sacco".
"Ma voi cosa avete fatto di veramente necessario nella vostra vita?"
Ho deciso di iniziare ad accettare una sfida, con consapevolezza, contronatura. La mia natura, intendo. I miei geni giapponesi :-)
Ho deciso di iniziare accettarla senza dire niente a nessuno, in silenzio, per i fatti miei. E solo quando l'avrò presa davvero sul serio sarà noto.
Anche se tutti sanno tutto, come e più di me.
Mi sono fatta un piercing per ricordarmelo. Per mettere un punto e virgola, o una parentesi, non lo so. Per dire "ok ok, fino qui è stata una figata. Ora abbiamo da pensare ad altro."
Prima mi tagliavo i capelli, li coloravo.
Ora ho deciso di fare qualcosa di più radicale.
Per ricordarmi che è con la tenacia che ho ottenuto il mio permesso, con un lungo lavoro, per anni, senza cambiare idea.
Per ricordarmi il coraggio delle scelte.
E per ricordarmi che tutta la vita è una questione di treni persi per una sigaretta.
Non scrivo da unpo'.
E non è che non abbia nulla da scrivere... è solo che... scrivere rende tutto così reale.
E forse sarebbe anche un bene, non saprei dire.
Le mie giornate si alternano tra lo studio del latino, un po' di chitarra, tanto teatro e tanto Mshairi. Buttando lentamente alle ortiche tutto quello che avevo deciso, i giri di giostra che avevo pensato e quelli che avrei sicuramente fatto.
Essere educatori, pare, porta a dover fare delle scelte.
Scelte ponderate, oltre che scelte di cuore.
Continuo a pensare che non sia un caso il mio vecchio nome giungla, e continuo a pensare che se mai la mia avventura in L/C dovesse riprendere, non esiterei a farmi riscegliere dallo stesso nome giungla, indipendentemente dal mio ruolo. Più o meno indipendentemente, purtroppo la forma conta un bel po' in questo mondo.
Resta comunque, da sempre, che sono un lupo. Solitario.
Che la mattina esce per fare la rivoluzione, e che verso sera torna a casa.
La seconda parte forse è la più importante, il sapere che verso sera torno a casa.
Io lo so, e lo sanno forse tutti. Io lo capisco, e lo amo, ma pochi lo amano in me.
E posso capirlo.
...a volte è necessario fare dei passi indietro sulle proprie scelte.
Forse è questo che significa crescere.
Ed ora aspetto con un misto di ansia ed impazienza che passino questi due giorni
La realtà dei fatti è che non c'è molto da aggornare, forse solo il mio peso.
Abbiamo già festeggiato la Vigilia di Natale e Natale, e ci apprestiamo, martedì, a festeggiare la Vigilia dell'Immaccolata.
E la bilancia si sbilancia, quando ci salgo, e mi fa notare che forse sto prendendo peso in troppi pochi giorni. Da suicidio.
Di buono c'è che tra lo studio, il teatro e gli scout -ma soprattutto il teatro- quest anno si riprende a mangiare pochissimo. Anzi, meno di pochissimo.
Sono sul divano dal portatile di mio padre, ho un po' di sonno, una sorta di torpore... ma mi sento sola, e un certo brivido di freddo mi prende. Quasi una patina fredda che si posa. Mi servirebbe una coperta, o un abbraccio nel quale addormentarmi.
Ogni tanto ripenso alle persone tra le cui braccia mi sono addormentata, o che si sono addormentate tra le mie. E a volte, mi rendo conto, i risultati dell'elenco sembrano paradossali.
Eppure molto miei.
Non so, oggi va così.
Fano, 27.10.2009
Se è vero che il training attoriale è un'esperienza forte, è ancora più vero che, legandolo al Rosario, si carica di un valore spirituale e sacrale.
Sino dall'entrata, scalzi, nel refettorio illuminato dalla fioca luce delle candele, si respirava un'aria differente: varcare una porta, passare dal neon alla penombra, mutava radicalmente stato d'animo.
La ricerca, la riscoperta di un corpo che diamo per scontato, è stato il primo vero passo verso un'altra dimensione. Il raggio di luce che ci pervade per intero, da dentro, scorrendo nelle vene, quando sdraiati chiudiamo gli occhi, terminato il suo compito ci lascia, sereni, mentre il respiro si rilassa e lentamente riprendiamo coscienza. Più vivi. Più noi.
E' con questa consapevolezza che affrontiamo il salto del fiume, dapprima quasi con liberazione e poi con paura. Inizia il cammino con le nostre emozioni. E' in quest'atmosfera che le Squadriglie si stringono, si uniscono, recitano il rosario mano nella mano, e poi si sciolgono per ricominciare a camminare, a confrontarsi con lo "sconosciuto", a fidarsi di lui tanto da aprirsi e pregare insieme.
A questo punto, solo ora che abbiamo imparato a fare i conti con le nostre emozioni, possiamo affrontare il muro.
Il muro, l'ostacolo, un po' la vita. Abbiamo trovato il coraggio di guardarlo, parlargli, abbracciarlo, prenderlo a pugni, saltarci contro e piangergli addosso, mostrandoci senza veli e senza reticenze, nel breve spazio di qualche minuto.
Dopo il confronto pubblico è stato naturale anche il confronto intimo, testa contro il muro, pregando in silenzio, affidando al Signore ed alla Madonna il nostro sentire per poi riunirci in un unico scambio di energie, tutti per tutti, allo stesso ritmo, con lo stesso respiro, ascoltando il riverbero sulla cassa toracica della voce dell'altro, le mani sulle spalle, stretti in un abbraccio unico, avviluppante.
Necessario.
Detesto le convenzioni, detesto gli inquadramenti, detesto le definizioni, detesto il per sempre.
Prendetemi in giro, ma non inscatolatemi.
Scappo.
Da quando un mio amico, qualche anno fa, mi disse "serendipità", questo concetto è diventato parte integrante della mia vita. Quasi un manifesto.
Una condizione.
Non so neppure io cosa mi aspettassi dal CFM.
Di certo, non mi aspettavo alcune cose.
Non mi aspettavo di ritrovare una spiritualità sopita dai fatti, dalle contingenze, dalle incomprensioni. Non mi aspettavo di conoscere persone speciali, che mi hanno voluta bene per quello che sono. Non mi aspettavo Romeo.
Non credevo di avere ancora la forza, il coraggio, di affrontare il muro, e di restare il tempo dell'adorazione in ginocchio a pregare e a chiedere con forza risposte che so di non poter mai avere. Non ricordavo cosa potesse significare sdraiarsi su una panchina a guardare le nuvole, di notte, al freddo, o abbracciare uno sconosciuto recitando il rosario.
Avevo dimenticato l'importanza delle scelte.
Mai come in questi giorni ne sto sentendo il peso, il peso di affrontare l'ignoto rinunciando alle comodità della routine conosciuta, la paura dell'incertezza.
quando ti addormenti tra le braccia di una persona...quella...fa parte della tua famiglia...
Un dolce abbraccio a tutte le persone che si sono addormentate tra le mie braccia, e a tutte quelle tra le cui braccia mi sono addormentata.
La mia famiglia.
A volte capita che ti manchi qualcuno.
Oggi più degli altri giorni.
C'è un mondo, dentro. Dietro. C'è un mondo grande quanto una famiglia, e forte come era forte lui.
Assistere alla riapertura del Petruzzelli, fuori, vicino al maxischermo, mi ha fatto una strana impressione.
E il pensiero ricorrente era un "e se....?".
E se... cosa?
E se... tante cose.
E se il nonno ci fosse ancora? E se ci fosse stato per più tempo? E se fosse stato lui a trasmettermi con un pezzetto di dna tutta una serie di cose che mi accorgo avere discese dal cielo, o giù di lì? E se... e se... e se....
troppi se.
Troppi "se", guardando un Teatro, un Teatro che in bene o in male è un pezzo della mia vita, direttamente, indirettamente, per racconti, per tradizione...
Sono tornata a casa, e ho rimesso le mani nel cartone che tengo sempre sotto la scrivania. Sembra ingombro di cartacce da buttare, e invece... invece ci sono dei piccoli tesori. Dopo aver passato un considerevole numero di notti a gurdare, catalogare, scartabellare, scribacchiare, sbirciare, capire, interpretare quelle fotografie, sapevo dove mettere lem ani. Così mi sono immersa sino agli avambracci per tirare fuori un piccolo capolavoro.
Pochi l'hanno visto, è uno dei sipari di comodo, credo. Lo dipinse l'Armenise, raffigurandovi un momento importante della storia di Bari, la cacciata dei Saraceni ad opera della Repubblica di Venezia.
Molti hanno conosciuto il nonno. Pochi hanno la forza e la pazienza di un amore forgiato dalla convivenza quotidiana e dai costanti rimproveri. Pochissimi, forse nessuno?, possono dire di aver visto Anna dai capelli rossi con lui, sentendosi amati, stimati, allo stesso modo di quando alzavano la testolina frapponendosi fra lui ed un'altra persona.
L'ho vissuto poco. L'ho vissuto davvero troppo poco, e mi fa male.
Mi manca.
Mai come oggi, il pensiero va tutto a lui.
...la verde tua tenda fra gli alberi Esploratore.
Primo weekend di ottobre.
Il freddo e il mal di testa atroce del sabato, notte degli organigrammi, annunciata come sconsolante e battagliera e rivelatasi in realtà una pacifica accettazione della proposta di un vecchio saggio Capo, lasciano il posto al tepore della mattina e degli ultimi timidi raggi di sole.
Quasi profetico.
Al clima potenzialmente teso della sera, si sostituisce un'aria distesa, quasi complice, alla mattina.
E mi accorgo che sto diventando grande.
quest'anno il gioco sarà bello, e difficile.
Noi ci conosciamo da anni...(e quando dico "anni" intendo dire un numero con due cifre!) e sono due anni che viviamo questa bella ed impegnativa avventura insieme.
Anche quest'anno ce la faremo.
Con calma, pacatamente, ma ce la faremo.
Abbiamo grandi progetti e un infinito entusiasmo.
E' l'anno dei cambiamenti.
E' l'anno in cui i piccoli diventano -finalmente- grandi.
Intanto si spera di partire per il campo di formazione....
...colore lontano di un prato che al cielo grida....