
ER FIAMMA C'E', ER FIAMMA C'E', ER FIAMMA C'E'!!!!!
Avvai piccolè, Rappresentante di Istituto!!!!!
Te l'avevo dettooooooooo!!!!
In quella notte fredda e buia, l’unico colore era la brage nei suoi occhi assetati di vita.
Scostò il volto dal collo del giovane uomo, le labbra ancora rosse dal bagno di anima che aveva appena compiuto. Lo spicchio di luna che faceva, a tratti, capolino tra le nuvole cariche di pioggia illuminava il volto spento del giocane, adagiato su una panchina tra le Sue braccia; la luce biancastra gli risplendeva sulle gote candide, riposava pacificamente stretto nella Sua morsa d’acciaio.
I Suoi capelli lunghi di un colore indistinto si muovevano fluidi al ritmo del vento, incorniciando il viso pallido e duro; i Suoi occhi brillavano di bramosia mentre carezzava con lo sguardo la pelle del Suo uomo.
Due piccolissime ferite rosso acceso spiccavano tra il biancore della carne, catalizzando
Fammi tuo. Le parole del giovane si accavallavano nei Suoi pensieri. Sono qui, qui per te, eccomi, prendimi, guardami.
E lo guardò, guardò la sua innocenza, la bellezza; levò lo sguardo alla luna e, tra le ardenti lacrime, portò violentemente
All’orizzonte solo le luci della città che si spalancava dinnanzi a sé, lo spirare del vento tra le foglie e il canto della civetta. Spostò lo sguardo da una parte all’altra, avida e possessiva, con la sua preda ben serrata tra gli artigli. Terrorizzata all’idea di perderlo.
Un anelito, improvviso, sottomesso, dalla essere che teneva a sé con la forza della disperazione; abbassò gli occhi, cogliendo ancora un alito di vita nel pallore della creatura.
Sarebbero rimasti insieme per sempre, lo sapeva, una non vita di notte, una morte di giorno, insieme, comunque. I suoi laconici singhiozzi sapevano di rimorso, e le lacrime, che a fiumi si univano al rivolo di sangue, avevano il gusto del pentimento.
Un rantolo richiamò la sua attenzione. Egli raccolse tutte le forze, e mormorò. Grazie.
Infine spirò, per rinascere a Nuova Vita con Lei.
The Magik Freiheit
Bari, 28 ottobre 2006

Con affetto -poco- a Mariapia Laporta, la quale ci ha mollato di culo a terra e senza spiegazione alcuna.
Fortuna ha voluto che quel gran figlio di Anaclerio venisse a sostituirla.
Si richiedono segnalazioni, meglio ancora se crtelle cliniche di insanità mentale.
nel forum si parla di... di.
E mi è tornata la tristezza, perché mi è tornato in mente il mio coltello e la ferita.
E' ancora importante, è ancora tutto. Da' ancora quel senso di sicurezza primordiale che lega il cucciolo alla madre, e di rispetto del soldato verso la propria Patria.
E' ancora colui che mi legge dentro, e sfiora con uno sguardo le cicatrice della mia anima.
Il mio fantasma, che continua a perseguitarmi anche in questa mia nuova casa...
Ogni tanto vomito cultura, ma evidentemente anche questo non piace; forse si gasa, lei, a farci le partacce, e a piangersi addosso, e a lamentarsi di quanto siamo asini e distratti ed ignoranti.
Le piace.
Handsome disse che è umana, fuori di qui. Ma sì, forse sì. Ma è dentro quello che conta. Sadica, talvolte. Si accanisce.
Tutankhamon dice che è raro, è "strano" vedermi piangere. Forse dovrei far capire che sono anche io una persona, che viene ferita, ahimé, anche se pochi sanno davvero come fare. E chi lo sa, lo fa, segnando ogni affondo con lo sguardo. Ma questa è un'altra storia, la storia delle ricerca di un valico tra le Api.
ora Merletti mi diche che è successa una cosa... irreale, mentre mi andavo a lavare la faccia dagli ultimi residui di tristezza.
Dice che è strano, che non sono tipo, e che faccio tenerezza.
Non mi importa se ogni tanto prende e mi lava la tesra: è questo quello che pensa, anche se non lo dice davanti a me, non mi fa sentire, e parla sottovoce, piano piano, per non disturbare e non farsi sentire.
C'è, e questo basta.

18 anni Ariberto - 21 ottobre 2006 - Sala Zonno
«Voi che con sottili maniere
vi centellinate il bicchiere
coi denti berrete alla vena
dell'ultima tragica cena...!»
Dracula, Opera Rock
Ragazzi... anche se non mi crederete... grazie.
Perché io vi voglio bene, lo sapete. E se non lo sapete siete D......ehmmmm uhhmmm....poco intelligenti.
S'è calata le braghe, e di molto, anche.
Si, certo, le voglio bene anche io....!!!
I miei occhi non mentono, lo sai. Leggici il disprezzo, e il dolore, e la profonda tristezza per aver dovuto cambiare idea così barbaramente su una delle persone che più amavo al mondo. Per la persona che sapeva leggermi, e scrutarmi, e viaggiare con me nel mio mondo, e guardarlo attraverso i miei occhi, attraverso gli occhi dei bambini che guardano tutto sorridendo, innocenti, fragili.
E tu, con i tuoi occhiali dell'adulto, hai rovinato tutto.
Che dolore sognare, per chi non può vivere i sogni che fa.
Così bianco, così candido, e così maledettamente bastardo.
Arrivi, mi guardi, sconvolgi la mia vita, cerchi di cambiarmi, e in parte ci riesci. Poi così come sei arrivato, te ne vai. Non un ciao, non una spiegazione. Nulla. Il nulla cosmico.
Sfuggente, come un gatto randagio, mi guardi, ma non troppo, hai paura? Di cosa? Non mangio. Ancora. Mangio solo gli stupidi. Ma ho mangiato di recente, non ho più fame.
Non sono vampira, non ti avrei assalito. Sei stata la mia Guida, il mio Mentore, e ora sei una porta, chiusa in faccia.
Uno sguardo per sottolineare delle frasi. Lo sai, me ne accorgo, e fingo sia nulla.
Ma mi conosci, e sai cosa ho dentro.
Sai che ti voglio ancora bene.
Ore 9,30 Cappella dell'Istituto (per la serie "istituto del cazzo...")
Celebrazione Eucaristica
officiante Don Mimmo Fornarelli
cantano gli incapaci e deformati mentali
Lorusso Azzurra
Mazzilli Emanuella
Miccolis Claudia
Petrizzelli Marika (altresì detta Dio)
Ragusa Roberta
suonano gli ipocriti e deformati mentali
Calace Denny
Chiechi Giacomo (altresì detto Satana)
Nota disciplinare
Chiechi decapita un montone in classe e leggendone le viscere inneggia al Regno del Demonio scatenando il timore generale. E' severamente punito.
Caro dolce mio panino
dallo scottex fai capolino
pien di crudo o di carpaccio
ora un'ode io ti faccio.
Esci dalla cartella
di Denny, nera e bella
contenente dei tesori,
compiti qual capolavori.
Con quella tua fragranza
e l'insospettabil sostanza
sazi la mia fame in parte
dopo aver studiato Marte.
Philadelphia oppure burro
mi venisse anche il cimurro
se un giorno non ti addento
mi dispiaccio, io non mento.
Claudia strenua ti difende
dalle tue briciole pende
«un morso che lui da a te
è un morso che tu rubi a me».
Mio panino, mio bambino,
buono grande e sopraffino
a scuol continua a venire:
in pancia mia devi finire!
Caro Denny come vedi
ora accontentar ti devi
di questa picciol orazione,
sfida a singolar tenzone
con Sua Santità la Lingua
Italiana che rimpingua
anche stupidi soggetti
quali quelli da te detti
ma avuta una richiesta
al lavor mi metto lesta!