Andiamo, andiamo
ventiquattro piedi siamo.
Andiamo, andiamo
con un solo cuore andiamo.
Andiamo, andiamo
da messer lo Papa andiamo.
Chiediamo la mano
di Madonna Povertà.
Regola uno noi chiediamo il permesso
di possedere mai nessun possesso.
Regola due noi chiediamo licenza
di far l'amore con sora pazienza.
Regola tre considerare fratelli
i fiori, i lupi, gli usignoli e gli agnelli.
Per nostro tetto noi vogliamo le stalle,
per nostro pane strade e libertà.
Andiamo, andiamo
figli della strada siamo.
Andiamo, andiamo
come cani sciolti andiamo.
Andiamo, andiamo
con le scarpe degli indiani.
Chiediamo la mano
di Madonna Povertà.
Regola uno noi chiediamo il permesso
di possedere mai nessun possesso.
Regola due noi chiediamo licenza
di far l'amore con sora pazienza.
Regola tre portare un cuore giocondo
fino ai confini dei confini del mondo.
Acqua sorgente per i nostri pensieri
per nostro pane strade e libertà...
Andiamo, andiamo
ventiquattro piedi siamo.
Andiamo, andiamo
per la nostra strada andiamo...
Sì, penso di scrivere la canzone.
Perché è giusto che si a così. No, vabbè, è bugia. E' perché sento l'irresistibile impulso di doverlo fare.
Mi farà male, lo so. Mi lacererà dentro. Mi sentirò una bestia in gabbia.
Wontolla ferita.
E guarderò nel vuoto, come sempre. E mi leccherò in solitudine le mie ferite.
In fondo... la solitudine non è malinconia. Un uomo solo è sempre in buona compagnia......
Chiudi gli occhi
ed immagina una gioia
molto probabilmente
penseresti a una partenza
ah si vivesse solo di inizi
di eccitazioni da prima volta
quando tutto ti sorprende
e nulla ti appartiene ancora
penseresti all'odore di un libro nuovo
a quello di vernice fresca
a un regalo da scartare
al giorno prima della festa
al 21 marzo al primo abbraccio
a una matita intera la primavera
alla paura del debutto
al tremore dell'esordio
ma tra la partenza e il traguardo
nel mezzo c'è tutto il resto
e tutto il resto è giorno dopo giorno
e giorno dopo giorno è
silenziosamente costruire
e costruire è sapere
è potere rinunciare alla perfezione
ma il finale è di certo più teatrale
così di ogni storia ricordi solo
la sua conclusione
così come l'ultimo bicchiere l'ultima visione
un tramonto solitario l'inchino e poi il sipario
ma tra l'attesa e il suo compimento
tra il primo tema e il testamento
nel mezzo c'è tutto il resto
e tutto il resto è giorno dopo giorno
e giorno dopo giorno è
silenziosamente costruire
e costruire è sapere
e potere rinunciare alla perfezione
ti stringo le mani
rimani qui
cadrà la neve
a breve
io ti stringo le mani
rimani qui
cadrà la neve
a breve
a breve...
E tutto il resto è giorno dopo giorno. Silenziosamente costruire. C'è un piccolo vigliacchetto, il mio protetto, che è riuscito a farmi piangere, o forse ci è solo arrivato molto vicino. E' riuscito a vedere oltre, dietro il luogo dove tutti gli altri si ostinano a guardare sostenendo sia l'Oltre. Penetrando la foresta verde inondata dal sole, e abbeverandosi nel putrido stagno del mio io.
Canzone di merda... è anche colpa tua, se sto così...
Uff.
"MA Mosé dice il contrario... lui è per il Mar Rosso!"
Caffééé moséééé provalo gusto lo senti com'éééééééééééééééé
Ho bisogno di piangere, ho bisogno di scrivere, ho bisogno di placare la tempesta che mi porto dentro e che non rivelo mai a nessuno per timore di far affogare i pochi sventurati che mi si avvicinano, tengo le chiuse serrate, strette, forti, ermetiche. La pentola a pressione fischia, la mia pentola a pressione urla. Rimbomba nella testa. E ulula il fischio, qualcosa sta per esplodere, qualcosa sta per rompersi, cosa non lo so. Anima? Corpo? Mente? Psiche? Eros, thanatos... THANATOS.
Non lo so, decandente, io mi sento decadente, non un'esteta, forse un superuomo, in fondo la mia vitalità, la mia espressione sempre allegra non è altro che un tentativo di celare quello che mi angoscia mi depreime mi distrugge, niente di spiegabile, sogni, solo sogni, che abbattono muri invalicabili che tento di costruire, sguardi, solo sguardi, che aprono portoni che immagino di chiudere a chiave, un sorriso, e torna tutto come prima, tutto come sempre, e io che corro, corro verso qualcuno, verso un qualcuno che non è più quel qualcuno che poteva essere prima, ma chi è adesso non lo so, non lo capisco. C'è un altro qualcuno nella mia vita che non è pi quello di prima, ma ovviamente non se ne accorge perché ovviamente è colpa mia.
Cazzo la mia pentola a pressione, devo sbrigarmi prima che esploda proiettando il suo contenuto -le mie cervella?- per tutta la cucina.
La colpa è la mia sempre e comunque, se parlo, se taccio, se acconsento, se nego, se mi nego, se mi odio, se ti odio, se odio il mondo o se lo amo, forse non amo, in realtà non sono capace di amare, ma poi quando i piccoli mi si abbarbicano addosso inizio a credere il contrario, ma terminata la riunione non c'è nient'altro che buio, o luce, ma vuoto, vuoto assoluto ed incolmabile, un buco nero che inghiotte tutto, ogni speranza, ogni feicità. Poi mi corico ed è solo noia, solo orrore, poi mi addormento e sono di nuovo sogni che abbattono muraglie, in fondo l'amore è amore non solo il primo giorno, l'affetto anche, e la devozione pure, ci sarebbe qualcuno, tal freud, che dice che i sogni non sono altro che desideri repressi, o cazzate del genere, in fondo ha ragione non sono sottoposti al controllo razionale della mente ma allora perché sogno quello che sogno e non un bel letto di rose, petali profumati che inebriano la mia metne e la rendono felice? Devo svegliarmi al mattino con i miei sogni dietro agli occhi e impotente mi riempio di lacrime ma non piango, non so più piangere, forse ho disimparato a farlo, magari un due in italiano mi ridarà la forza, ma non voglio arrivare a fine anno come ho fatto l'anno scorso accartocciata in uno squallido cesso a piangere le mie colpe e le mie virtù, le colpe degli altri che diventano colpe mie perché così ho imparato a fare, assumermi la colpa sempre di tutto, non può che esserci un destino in ciascuno di noi, è un destino crudele e sadico, il mio, sembra fatto apposta per me. Sadismo, masochismo, il Marchese, i bohémien sì forse anche quella è la mia vita non il superuomo ma il poeta maledetto anche se non mi sento poeta veramente non mi sento neppure artista altrimenti non starei qui a scrivere senza un briciolo di punteggiatura sensata questo lungo flusso di coscienza senza neppure prendere fiato e controllare se ci sono errori di battitutra, che mi frega, infondo si scrive per se stessi, e chi se ne importa se gli altri non capiscono. Non è vero gli altri devono capire per non ripetere i miei errori, Marika, Maverik, che cazzo dite, come può un buono fare in modo che anche gli altri sbaglino? Dio quanto sono autolesionista. Ma se io credo in Dio, esiste un destino? Se non esiste un destino ma esiste un Dio, è il mio Dio a essere crudele e sadico? Ma a me hanno insegnato che Dio è giusto e buono, ma soprattutto giusto, allora sgnifica che quello che sto subendo è la giusta punizione? Ma per che cosa? Non credevo di essere stata tanto cattiva. Posto che la reincarnazione avverrà nel Giorgno dei Giorni e non certo ora, cosa posso aver fatto in diciassette anni di squallida vita per essere così confusa, piena e vuota allo stesso tempo? Piena di emozioni, piena di furore ardore coraggio pazienza bontà perfezionismo e vuota di decisioni. Dovrei decidere, decidere anche di smettere di scrivere.
Le mani rallentano, forse non hanno più niente da dire, stanno danzando tutte sole sulla tastiera non è la testa che le comanda i miei occhi vedono solo tante lettere sconnesse che si alzano e si abbassano sotto il peso di dieci martelli.
Smettere di scrivere.
Tanto non piango. Non mi riesce.
Non più.
Paura.
Mi fa paura...
...non scrivere più, intendo. E' un po' come non piangere...
Se Qualcuno lo sapesse... si preoccuperebbe...
Basta. Era meglio non scrivere.
No, vabbè. E' da stamani che mi ronza sta cosa nella testa, e so che se non la scrivo non mi darò pace...!
Potrebbe essere incluso nella lista "cose da fare nel 2007" : espugnare un vulture......
PS:
Prendeeeeeeeeeendoci per wontolla, per wontolla, per wontoollaaaaaa....
La classe spaventa l'alunna negligente schierandosi contro di lei e brandendo minacciosamente Suor Giulia.
Forse è vero il contrario. L'alunna lancia oggetti contundenti contro i componenti della classe che, increduli, si riparano alla bene e meglio. Alcune volte mi alzo la mattina con la sensazione che potrebbe essere una giornata normale, ma proprio una come tante altre. Cioè, niente di più e niente di meno di quello che vorrebbero tutte le persone, tutti gli alunni.
Per un motivo o per un altro non sempre è così.
Una volta è una nota, una volta è un cazziatone, una volta la verifica... un'altra, invece, un accesso di follia che comporta esplosioni nucleari con proiezione di oggetti, cartelle e cartoleria varia intorno all'aria della deflagrazione.
Qualcosa di mai visto!
Altro che Hiroshima e Nagasaki!!
Non inquina neppure! Abbiamo la prima bomba umana che non inquina!!!
...difetto?
Eh... non mi sembra troppo intelligente....