E' nato!
E' nato davvero, ed ora non è più sulla carta, su esami assurdi e statistiche... non è più nel nostro immaginario collettivo, o nelle mie ubriacature.
Sei nato, piccolo Roberto, e finalmente potrai davvero gustare l'amore della tua mamma, che ti ha desiderato più di ogni altra cosa di questo mondo o dell'altro.
Benvenuto, Roberto.
Ed in bocca al lupo.
Con commozione
Mari
Oggi guardavo un programma che non vedevo da molto tempo. Buona Domenica.
Immancabile -ed imperdibile- la querelle sui reality show.
La parte migliore è stato quando uno dei vincitori ha incominciato a polemizzare sul fatto che potrebbero avere anche loro talenti, ma nessuno dei loro agenti, nessuno delle persone con cui firmano contratti cerca di estrinsecarli.
Ma io dico, benedetti figli... avete mai pensato di studiare?
Il talento non basta, e non deve bastare.
Tutti che vogliono diventare grandi attori. Di fiction, o di cinema, fra l'altro.
E nessuno che studia, ma che studia davvero.
Che ci mette passione e dedizione, senza pensare di essere già bravo. Che ci metta sacrificio, perché quando si studia è inutile, si deve lavorare sodo per crescere. Che ci metta umiltà, perché anche se sei uscito da un reality c'è gente che studia recitazione o canto o danza da quando tu giocavi con le costruzioni.
C'è un sottile confine tra professionalità e dilettantismo, dove solo una parola fa la differenza: umiltà.
Si può essere dilettanti, e vivere la propria passione con la dedizione del professionista, e si può essere "professionisti" (perché si è visi noti) e fare il proprio lavoro con l'attitude dell'allievo recalcitante che si crede al di sopra di tutto.
In questi sei anni ho imparato molto, anche se è poco rispetto a tutto quello che devo ancora imparare.
Tra le cose che ho imparato, vi è il rispetto incondizionato per l'arte.
Se non la tratti bene, si vendica.
Piove.
Piove a dirotto. Secchiate di pioggia che vengono giù, ed il rumore squarciato da boati di tuono.
Dovrei, è vero, abbassare la tapparella. Ma mi piace così tanto... è così... così bello, così terribilmente intimistico.
Ho sempre amato a dismisura il rumore della pioggia che cade.
Che bagna, che monda.
Che si scaglia con il suo peso sulla terra, e la punisce così melodicamente.
Quasi quasi mi metto nel letto ed ascolto il dolce concerto. Purtroppo non sono al campo, nel mio caldo sacco a pelo, con le gocce di pioggia che si arrestano a mezzo metro dal mio viso, per poi ricadere ai lati del sopratenda. Sono nella mia casa, in città, con le macchine che passano e la pioggia che lentamente si spegne.
Vorrei continuasse.
E' così bello...
E intanto mi domando: amo?
Fin dove si spinge la furia?
Arriva a un punto di contatto con la bontà?
Prendere a calci un divano è furia.
Farlo per non picchiare qualcuno, è bonta?
aggiornam h.17.00
Oggi è la giornata buona che rischio la galera per percosse ed omicidio multiplo.
Era un’attrice. Era abituata a mettersi in mostra, di tanto in tanto, quando il bisogno fisiologico di mostrarsi capace di tutto prevaleva sull’innato timore di farsi vedere. Era abituata a vendere le sue parole, incassando applausi.
Non aveva mai raccontato storie, però.
Desdemona, Ofelia, Ermengarda… sì. Favole per bambini a bambini, mai.
Cosa poteva essere, però, se non un giochetto per adolescenti, una pura formalità cui adempiere durante una settimana di stressante vacanza lontano da casa?
Eppure quel pubblico sembrava il più esigente.
Venivano tramandate, di bocca in bocca, raccomandazioni sempre più spaventose: mantieni l’attenzione, non lasciar loro il tempo di parlare…
La sua sicurezza vacillava sempre più ferocemente di attimo in attimo. Non può essere così terribile.
Bussarono in camera.
“Pronta?”
“…no… no davvero”
“Muoviti, scendi!”
Tutti in cerchio, aspettano lei.
Il lume non si accendeva, il racconto non poteva ancora incominciare… non senza il lume. Ne prese un altro, finalmente scoccò la fiammella calda e rossa, che iniziò ad inerpicarsi sullo stoppino, per andare a modellare infine la cera.
Alzò la testa, ed entrò in una dimensione temporale tutta sua: tutto sembrò rallentare e, con lo sguardo, invitò tutti i bambini seduti per terra in trepidante attesa delle sue parole a seguirla.
“Abbiamo seguito Hunter sino ad ora, quando…”.
Si entra in scena.
E immediatamente incominciò a raccontare, con la paura del dilettante e l’ardore del professionista, di colpi inferti, di gufi feriti, una lunga sequela di morti in un conflitto che non aveva ragione d’essere, le guerre tra due popoli di volatili che contornavano le lunghe storie d’amore del protagonista… sentiva il fiato dei bambini correrle sul collo, fermarsi quando il suo si fermava, riprendere la galoppata folle quando si tuffavano a capofitto in un duro conflitto.
Spense il lume, le ultime parole sospese nell’aria. Fluttuavano eteree, lasciando aperto uno spiraglio di speranza.
Si chiude il sipario, pensò lei. Questa volta non tornerò a ringraziare il pubblico. Per oggi ho finito.
Eppure, con la spontaneità dei bambini, si levò un applauso. Accorato, sincero, gioioso.
Scrosciante.
L’applauso più bello.
Ahahaahahah!!!
Scema + scemo!!!!
AAHAHAHAHAHAH!!!
Me FeLiCe!!
Io accuso il professore di Storia della Lingua di aver vilipendiato la lingua italiana, di aver diffuso false credenze tra studenti già di per sé deficienti sulla corretta dizione ed il consonantismo.
Io accuso il professore di aver ignorato le più elementari regole della dizione e aver dato per certo che la Z in zucchero si pronuncia sonora.
Io accuso il professore di aver detto che zucchero con la z sorda è una variante regionale, toscana, che a noi non interessa perché non è italiano.
Io accuso il professore di tutto questo, e chiedo che sia incarcerato ed obbligato a frequentare corsi di dizione tenuti da fiorentini.
Piove.
C'è chi piange fuori. Chi piange dentro.
Chi piange fuori e dentro.
Io lo faccio tra le mie quattro mura della stanzetta, mentre ascolto il ticchettare della pioggia sui vetri... Fa tanto freddo.
Mi accorgo di come i ricordi arrivino in massa, ed i fantasmi si diano man forte l'uno con l'altro.
Imparerò ad amare i miei fantasmi, i miei ricordi, perché sono quello che mi ha resa quello che sono... eccezionalmente Marika.
Ratatouille. Misto di verdure stufate.
il piatto dell'infanzia del cattivissimo critico culinario Anton Ego, che stronca i ristoranti dove pasteggia in uno studio a forma di bara. Un piatto che, con al sua semplicità, salverà il ristorante Gusteau's, da poco passato in mano a Linguini.
Come salvare la carriera di uno sguattero, arrivando persino a farlo diventare chef?
Ci pensa Rémy, il piccolo topolino con la passione della cucina ed un olfatto impeccabile che, in barba agli ispettori sanitari, all'ex responsabile del ristorante, Skinner, alla famiglia di topi e a delle esistenze completamente differenti.
Ancora una volta nei film Disney Pixar l'amicizia trionfa su tutto, portando con sé la consapevolezza della propria individualità.
Bello il film, molto bella e curata la colonna sonora, spassosissime alcune scene. Ben curata la fotografia, tanto da rendere un film pixar (che a me notoriamente non entuasiasmano) un piacevole diversivo per la serata.
Unica pecca, il ritmo lento e molto allungato di alcune scene, forse tirate troppo all'eccesso in alcuni punti.
Comunque, comlessivamente, pollice in su.
Questo codice viene assegnato ai pazienti in potenziale pericolo di vita, nei quali c'è la minaccia di cedimento di una delle funzioni vitali.
Per tali pazienti l'accesso alle sale visita è, compatibilmente con altre urgenze/emergenze in atto, quasi immediato. Il tempo medio di attesa non dovrebbe superare i 15 minuti. E' necessaria una rivalutazione di tali pazienti dopo 5-15 minuti.
V- Chi è? Daniele?
M- Davide
V- Davide? Ma non era Daniele?
M- ...sì, ma mò è Davide...
(deliri notturni... foto del Movie)