Ragazzi... Macondo!
Non so... quando guardo quello che succede in sto periodo, è come se vedessi un grande blocco unico, compatto, e scivoloso. Non so da che parte saltare per aggrapparmici, e scalarlo.
Gente nuova, cose nuove, destabilizzazioni; nuove conoscenze, superficiali e non, nuove amicizie, proposte che prima non avrei mai pensato di poter ricevere, nuova tolleranza, nuovi luoghi. Una nuova apertura, perché "è tutto all'amicizia, chissenefrega se sanno cosa ti piace", in netta contrapposizione con la mia riservatezza assoluta. In contrapposizione alla mia timidezza patologica.
Cambiamenti, ancora. Altri.
Uno stato di incertezza che permane, guardandomi davanti. Mi manca quello che c'era prima, ma non abbastanza da fermarmi e tornare indietro. La consapevolezza che c'è sempre un "avanti", e che non c'è da abbattersi più di tanto se non tutti quelli che vorrei diventeranno miei compagni di viaggio. La consapevolezza che mi configuro come persona, come donna, lentamente, agli occhi dei più.
Non capisco bene cosa mi prenda, in questo periodo. Mi sento lontana da me stessa, una vita completamente diversa. E non per il fatto che è lo studio, diverso, sono le abitudini diverse. Proprio il modo di approcciarmi alla vita. Il modo di sorridere, che s'è fatto da rassegnato a sereno. Il modo di avvicinarsi agli altri, che s'è fatto maturo. O almeno, più maturo. L'idea di parlare con qualcuno non del tempo, ma di me. Tutta una serie di cose che cambiano e non riesco ad inquadrare, e mi lasciano dentro quella sensazione di movimento, una sorta di maremoto che mi sconvolge le viscere.
Mi lasciano pensare di avere un Macondo, da qualche parte, chiuso nel mio Animo.
M- "Il ragno glielo voglio fare io!!!"
S- "...sei brava a disegnare?"
M- "...così dicono..."
S- "Così dicono... è un mostro. Mi spiace per Domenico a cui hai tolto una possibilità, ma....."
Mi faccio una sana risata.
Sono arrivati cercando "sexy scout"...
Ieri ed oggi uscita scout.
La prima uscita del gemellaggio Clan Barinon Bari 3 e Clan Pax Bari 9.
A parte la Strada che... beh, non ho potuto fare...e la cosa mi dispiace veramente un casino, ho passato il tempo in maniera alternativa. Sono stata in macchina a stretto contatto con Francesco, a fare discorsi di alta scuola Teologica (!!!), o semplicemente a chiacchierare dei nsotri trascorsi scolastici (IPS imperat), di lingue, di stronzate...e capire dove fosse la stazione di Gravina, imitare quell'assurdo accento... o a parlare di Scoutismo. DI questi due Clan così... diversi, e simili. Delle nostre esperienze, di lui Capo Reparto, di me Capo Branco... del teatro, del Cut...
Del fatto che maschero ababstanza bene la mia timidezza.
Il discorso, fra l'altro, è tornato oggi dopo pranzo, durante il discorso che i Capi facevano con me e Pilone a proposito della Partenza. Hanno chiesto il punto più forte e quello più debole.
Il mio punto più forte è stato la strada, da dopo il primo anno di Noviziato. Lì ho imparato ad amare la strada, anche se con i miei problemi al ginocchio. Ora invece mi sono ritrovata ad abbassare lo sguardo e dire "il mio punto forte, la Strada, me l'ha rubato quest'estate". A testa bassa, temendo quasi di arrossire nel dirlo. Perché... boh. E qui apro una parentesi che potrei sviluppare... a me piace la vita di Clan. E ora, parlando ufficialmente di Partenza, sento davvero addosso il peso dell'abbandono della Comunità. Ma c'è una cosa che mi fa soffrire... i miei problemi al ginocchio... mi fanno sentire un peso per il Clan. Sento il peso degli sguardi di chi non conosce i miei "trascorsi clinici" e mi chiede per quale motivo io non cammini. Mi sento un peso morto, in questo caso, e non riesco a farmi andare giù la cosa. E credo che maturità sia anche lasciare una cosa che mi piace un sacco, in questo caso la vita di R/S, per non essere un intralcio per loro, per le loro attività. E anche, ma per ultimo, per la mia salute.
E poi... il mio punto debole. La Comunità... perché, ho spiegato, sono tendenzialmente asociale e sociopatica. Oltre che di una timidezza patologica. "mò, però non bàààr!" ha esclamato Mike. Francesco ha sorriso, le stesse cose le avevo dette a lui il giorno prima, e lui stesso aveva detto più o meno le stesse cose di Mike. Andrea mi guarda, capisce che dico sul serio. Un po' mi conosce, anche se non può non dire che effettivamente non sembra.
E così ore rubate alla mia vita ricominciano a prendere senso.
In un tramonto di cui si vedevano i colori più accesi, mentre il sole si era coricato già dietro i monti, ho riscoperto ancora il valore del mio essere Scout. Il perché dei miei sabati "persi" andando per boschi, il luoghi dimenticati da Dio e dal mondo... a parole non riuscirei mai a spiegarlo.
E' quel sentimento forte che ti prende, che ti fa sentire parte di una grande comunità, e di una più piccola ed affiatata all'interno di questa. Un ""privilegiato"" perché ti puoi permettere di fare cose che in città non faresti. Mangiare salsiccia e fagioli, cambiarti in uno stanzone con i ragazzi dentro, alimentare il fuoco, andare in giro con addosso il profumo della legna bruciata, fermarti a guardare il tramonto, andare a raccogliere legna di notte, alzare lo sguardo al cielo pieno di stelle e dire "che bello".
Se la mamma mi avesse fatta anche porosa, forse sarei stata troppo perfetta...
Mi è tornato alla mente un ricordo, uno splendido ricordo. Poca cosa per tanti, ma tanto per pochi.
Era la fine del mio ultimo spettacolo con Cerby. Avevo cazziato (fin troppo moderatamente) una ragazzina che si sentiva fin troppo brava, aveva sbagliato delle battute e mi stava facendo saltare in una sola volta uno scambio, un paio di risate del pubblico, un'azione e, quel che è peggio, un'uscita tecnica.
Cerby mi chiede cosa fosse successo, e perché la ragazzina stesse piangendo... e le viene spiegato che le era stato fatto notare il suo errore, e il fatto che se ne fosse fregata né ringraziando per il salvataggio né scusandosi per gli errori anche abbasanza gravi.
Allora lei dice "Ma è piccolina, cosa pretendi?"
"Eh, io ero ancora più piccola quando mi hai appeso giù dal palcoscenico", ho risposto, mentre il pensiero scivolava a sei anni prima e ad uno dei traumi teatrali, il mio primo vero incontroscontro.
In quel momento è arrivata una risposta che non dimenticherò mai, che porterò con me per lungo tempo.
"Ma tu eri un'altra cosa. Ne sei valsa la pena".
A volte mi fermo a pensare.
Come sarebbe ora la mia vita, se avessi seguito la mia naturale inclinazione all'Arte e non avessi frequentato il linguistico? Avrei il cervello fritto o semplicemente sarei più felice della mia carriera scolastica?
Sarei uscita con novanta, alla maturità, con sessantuno o con centodieci e lode con bacio della commissione? E ora, sarei a lettere a preparare noiosissimi esami sulla Storia della Lingua Italiana, o in una qualche fantastica Accademia delle Belle Arti, per prepararmi a diventare un desiner, una grafica stimata?
Avrei continuato gli Scout? Avrei mai conosciuto tutte le persone che ho conosciuto?
Avrei mai intrapreso la strada del teatro, della recitazione, con tutti i rischi e i sacrifici che ne sono derivati in questi anni, con tutte le vittorie che ho conquistato, con tutte le piccole grandi delusioni del mestiere?
Avrei sofferto così tanto, e provato gioie così intense?
Ho un mal di testa atroce, il corso al cut mi sfianca.
Ho ancora da pensare a quella diavolo di sequenza visiva... l'idea di Stefano "tra eros ed eros". E' tutto così strano... ma del resto, come ha sentenziato Sante "si da da scrivere determinati soggetti a persone che non conoscono molto, altrimenti si proverebbe vergogna. Vedi io? Scrivo della prima mestruazione!!".
Che uomo, Sante!
Solo che ho capito di non potergli stare troppo vicino, non foss'altro che ridiamo come i dannati prendendo in giro tutto e tutti... commentando tutto e tutti.... e poi tra i suoi "madò che bono" e i miei "che cariiiiiiiiino" non seguiamo mai Stefano. E lui e il Murci mi hanno fatta pure riprendere da Rocco. UFFA!
Siamo pazzi. Siamo strani.
Ma siamo forti!
SCAMBIO DEL GIORNO
Me- "ma quanto può essere sexy Stefano con la felpa di Calimero!?!?"
Sa- "...quanto un calzino usato per sette giorni di seguito..."
[...e ora cerchiamo il regalo per Stefano!]
AAA
cercasi locale dimensioni hangar per ubicare i libri in esubero in casa.
Sono giunta alla conclusione che se li faccio entrare in camera mia, sarò io a doverne uscire.
C'è qualcuno che ha la colpa della mia permanenza su questa terra. E' una grave colpa, anche se loro si ostinano a definirlo un merito.
Sono le persone che mi supportano e sopportano in ogni cazzata che faccio, che dico, e che vivo. Che vogliono il mio bene, e forse anche un po' di più. Coloro che anche fisicamente sono presenti nel momento del bisogno. Sono le persone senza le quali, ad occhio e croce, non credo resisterei -o sarei resistita- molto a lungo.
In queste pagine vivono una loro vita parallela, fatta di soprannomi e di citazioni poco dotte e molto sceme, di momenti di gloria che rimangono stampigliati sul web... ma hanno tutti un carattere, una personalità, e un volto. Non sono solo fantocci che si agitano nella mia mente, né ottativi della mia anima o proiezioni di qualche remota volontà. Sono vivi, veri. E Amici.
In ordine alfabetico (rigorosamente!).
Jingo
Nell'ultimo periodo mi ha insegnato una canzoncina, nata prima con un soggetto ma che all'occorrenza può essere utilizzata con tutti. Continuo a canticchiarla giorno e notte, per darmi coraggio... come se fosse una sorta di tantra.
Vulter camminava in un campo di granoooo.... e poi la censuro... l'importante è che la conosca io, e che la conoscano loro. Così in macchina la si può cantare come cinque coglioncelli cresciuti. L'uomo della risata. Mi chiedo come sarebbe ogni singolo spostamento all'esterno delle mura della città senza le sue allegre sminchiate... E poi è l'autore di frasi celeberrime ed indimenticabili, tra cui ricordiamo
- Una festa? Ma è un cimitero! E ce festeggiano? Le murt ca tènen'?"
- Voglio una notte di solo sesso con i tuoi baffi a scopino del cesso
Lia
(altresì detta Diabolika)
Lia... questo nome ha il suo perché. Non può essere svelato qui, in questa sede... ma ha il suo perché. E' perché siamo stronze e maledette, qualche volta. Spesso. Perché i deliri di onnipotenza ci assalgono.
E' nera, Lia. Come me. Ci assomigliamo molto... solo che in quest ultimo periodo lei ha fatto passi in avanti giganteschi, su un certo piano. E ora che la vedo felice, sono felice anche io. Perché spesso sappiamo cosa ci passa per la testa l'un l'altra, e capita che ci parliamo in tutta franchezza come poche altre volte si fa nella propria vita.
Lei è la donna delle risate sceme. No non è cattiveria, la mia. E' proprio realismo. A volte capita che ci mettiamo a ridere così, per sport... solo guardandoci in faccia. O mentre diciamo una cosa per l'altra, o qualche menata del genere.
Ed è bello, perché abbiamo tanti pazzi ricordi insieme. E' stata compagna di cordata in mille folli avventure, a partire da un poker d'assi per finire (finire???) con una consegna di inviti in bicicletta per tutta Bari, simbolo di un'onnipotenza stratosferica.
Ah. Avanzo un viaggio con lei... :P
Luna
E' il mio diario.
La cosa già basterebbe come descrizione, ma se volessi andare avanti... Lei non è folle ed avventurosa come me. Forse è diametralmente opposta! Civettuola, dal carattere forte, amante del bello (purché sia maschio!), politicamente disinteressata...
La cosa che la rappresenta più fortemente, e che secondo me da chiara idea della sua personalità, è il suo motorola razr v3 fucsia con il ciondoli di gucci. Credo sia fortemente indicativo.
Ma per il resto c'è un forte rapporto, fatto di parole e di silenzi. Soprattutto di silenzi, e quando è possibile di sguardi che dicono tutto a noi, e agli altri non dicono nulla. E tanto peggio per loro!
E' un appuntamento quotidiano che da alla giornata il sapore di qualcosa di compiuto, in cui si fa il bilancio del giorno (e di tutta la settimana, e del mese, e dell'anno......), ci si racconta quello che è successo e succederà, si scambiano opinioni, illazioni, pettegolezzi vari. E poi si chiude tutto con un "buonanotte, domani ti aggiorno!"
Mextli
Non ha un perché. Non lo avrà mai.
Come gli animali si riconoscono dall'odore, io lo riconoscerei tra mille per la scrittura, che è una delle corde del suo animo. Ho sempre tifato per lui, e credo lui per me. Ci siamo spalleggiati, anche quando nessuno dei due lo meritava. E poi, come veri amici, in privato, ci siamo cazziati.
Forse l'ho detto altre volte, ma non mi stancherò mai di ripeterlo: riesce ad avvicinarsi sempre quando ho fisicamente bisogno di lui. Di qualcuno con cui piangere, o semplicemente di qualcuno con cui parlare, o farmi capire. Ha sempre tentato di capire la mia complessa idiozia, e di volermi bene anche per il mio masochismo innato. E' sempre pronto, dopo le mie Cronache Marnichiane della sera, a dispensare saggi consigli, il che fa pensare che sia lui il più saggio dei due. O, perlomeno, quello che ragiona meglio!
E poi è il nostro Gustavo, che ci porta ovunque con la sua citycar (la sua? Vabbè va'...) dal navigatore indecente...
Ed è l'altra metà dei miei fogli, il rovescio di ogni pagina che scrivo, il critico più agguerrito e giusto che conosca.