Possibile che nessuno legga i giornali, di tutte le persone che conosco?
Sono usciti fior fiori di articoli che riportavano il mio nome (quante altre persone con il mio nome e cognome conoscete a Bari?) e nessuno che si sia presentato, o almeno abbia chiesto informazioni su come fosse andato.
Non faccio di tutt'erba un fascio, e però... boh, vabbè.
Insomma, tutto scorre, tutto diventa.
Ingrano lentamente con il teatro, mi faccio prendere la mano e mi diverto. In facoltà va tutto come deve andare, spero che vadano anche gli esami che vorrei dare. Altro non posso fare, purtroppo o per fortuna... ho sempre detto che non è quella la mia strada e non voglio che sia quella, di essere dall'altro lato della cattedra non mi è mai garbato. Non sono persona.
Casinista per eccellezza, portatrice sana di minchiate, non riesco ad immaginarmi austera e compassata ad annoiare decine di ragazzetti con la letteratura, che nulla ha a che fare con il mio pane quotidiano. Con le mie amibizioni. Con le mie aspirazioni.
Ad ogni modo, successo di pubblico per Nell'ultimo sguardo (di ignote chimere), lo spettacolo scritto e diretto dalla soprano barese Maria Grazia Pani.
Menzione speciale per il tenore Matteo Sartini, che è anche di una simpatia travolgente, e la soprano Oriana Kurteschi, di una dolcezza disarmante (credo che tutta la sua persona sia racchiusa nella frase e nello sguardo "Maria Grazia... io...non ho il fiore!").
Al fianco dei ben noti attori delle Indie di quaggiù, la spassosissima Giusy Frallonardo e il sempre composto Toto' Onnis, le giovani promesse (o almeno così si legge sui quotidiani) del teatro pugliese, Saverio Desiderato, Roberta Tavarilli, Maria Barbera, Fonte Fantasia e Marika Petrizzelli.
importantissimi anche il violinista, Michelangelo Lentini, e la pianista (l'unica che ci capiva davvero qualcosa dello spettacolo), Barbara Rinero.
Sublimi i costumi e gli elementi di scena di Giuseppe Bellini.
Caro nome che il mio cor
festi primo palpitar
le delizie dell'amor
mi déi sempre rammentar.
Col pensiero il mio desir
a te ognora volerà
e pur l'ultimo sospir
caro nome, tuo sarà.
....mi fa impazzire quest'aria. Non c'è un vero perché, so solo che mi fa letteralmente impazzire.
Sono giorni che ormai la canticchio, nel limite delle mie possibilità.
Ieri ho sentito provare la soprano albanese dello spettacolo.
Un cazzetto di un metro e uno sputo con quella voce? Ma dove la nascondeva? Nella borsetta, e poi la tira fuori all'occorrenza?! Non riesco a crederci, davvero.
E ha anche detto che era giù di voce, tanto da strozzare due note. Sì sì... lo avevo notato, in effetti. E chi non se ne sarebbe accorto, scusa? Non capisco.
...ok non ci crede nessuno. Nemmeno io.
Queste giornate vanno così... un venticinque aprile sera a provare in un buco di locale, dopo un pomeriggio in campagna passato tra tiri a pallone e arrampicate sugli alberi con Miciomiao e la Divina.
E' stato un bel pomeriggio, intriso di risi, frizzi e lazzi. Di pallonate e di solletico.
Quasi come se stessi consolidando un bel rapporto con la Divina e come se avessi ricominciato tutto da capo con Miciomiao.
Non saprei.
Il resto è, come sempre, tutto da verificare.
Non ho ancora ben capito che piega strana stiano prendendo le ultime giornate.
Verso chi o cosa stia tendendo.
Mi infastidisco per l'acidume di qualcuno al punto tale che preferisco non sentirlo o non vederlo, quasi mi agghiaccia la possibilità di uscirci la sera.
Rido, quando mi pare rido, grazie al mio cervello a due velocità. Scherzo. Mi diverto con poco, e quasi mi basta questo.
Infine, ricerco estenuantemente il mio baricentro per non morire di dolori ferma un'ora e mezza su una pedana, gonfio la pancia, mi do alla respirazione diaframmatica e continuo a cercare di portare in maschera i suoni. Maria Grazia dice che sto facendo progressi. Mi vien voglia di crederle. No, ha ragione. Li sento, i progressi. A parte che li avverto quando mi tocco le costole fluttuanti e le sento muoversi (che bello!!!)... ma anche nel modo di respirare e di muovermi, di camminare. E' come se ci fosse un altro punto di appoggio.
Non so. E' tutto da verificare.
Tutto.
Ma proprio tutto.
Di recente ho saputo che ben due persone si sono sparare tutto il mio blog in una giornata.
E' quasi follia, per come la vedo, leggere. Non so, forse sono io che non ci trovo nulla di interessante... perché conosco, perché aggiungo sensi che non legge chiunque...
Non so. Forse è semplicemente che... beh, io ho scritto, io ho vissuto. E io so già.
E però è strano essere ""vittima"" di tanto interesse, proprio nel momento in cui i miei scritti sono oggetto di forte dibattito. Una delle mie più accaniti lettrici (!!!!) mi ha scritto che se prima avrebbe letto volentieri tutti i miei libri, allo stato delle cose non leggerebbe proprio nulla.
E' stato traumatico.
La mia scrittura è sempre cambiata, si è sempre evoluta con il tempo, con gli avvenimenti, con i soggetti... le corde drammatiche le ho sempre avute, almeno sulla pagina scritta. Era, perché no? Influenzata anche dagli studi che compivo. Non faccio fatica a ricordare le pagine scritte mentre studiavo il decadentismo. Decadenti, senza ombra di dubbio. Sregolate come gli scapigliati. Estetizzanti alla D'Annunzio (sì, c'è stato un periodo della mia vita -e perdura ancora?- in cui mi beavo del suono, più che del significato... e ascoltavo la musica che c'era nelle mie parole, più che il sentimento che vi avevo messo).
Forse l'unica corrente che riconosco essere praticamente da sempre nella mia vita è il crepuscolarismo. L'attenzione quasi morbosa per le piccole cose, che spesso si rivelano di pessimo gusto.
E' uno dei sogni della mia vita entrare in una soffitta come quella della Signorina Felicita e mettermi a guardare tutto quello che c'è... e... boh, mi sembra una cosa splendida. Forse sono davvero crepuscolare. O forse sono già tramontata, vista la mia vena nostalgicomalinconica che più che una vena sembra un'arteria.
Sabato è stata una strana serata. Tranquilla rispetto a tutte le altre vissute in questo periodo... Io, Diabolika e Jingo. All'hangar, a casamassima. Seduti al tavolo a parlare... parlare... forse in realtà ho parlato troppo, io. Ma è tanto che non mi raccontavo. Troppo.
Quasi sentivo la mancanza della messa in comune di me stessa.
Domenica?
Non parliamo di domenica, per favore! Che giornata!
Prima il caffè dalla piccola Vi (scuuuuusa l'anticipo mostruoso, ti prego!), poi finalmente in marcia destinazione parco. No, aspettate... ho detto marcia?
Ma che marcia!!! Tutti in macchina degli andrianis, fermata sotto casa mia per prendere il trivial e via, alla volta del parco... dove pensiamo che al mister possa far piacere incontrarci.
Indi per cui con un subitaneo movimento di pollici, gli invio un sms. "Siamo al parco [...] In vece del silenzio, vieni?".
A stretto giro di posta, mi chiama.
"Dove siete?"
"Al parco..."
"Ma dove?"
"Perché, al parco stai???"
"....sì."
Bello. Sì, è stato bello... Abbiamo giocato a palla (finalmente qualcuno con cui giocare seriamente a pallone!), preso un caffè e chiacchierato insieme. Il tempo di un po' di sentimentalismo, prima di tornare ognuno di noi alla sua vita cinica e disordinata.
E poi la giornata è passata via frenetica tra miciomiao e lurusciu che sparivano (glom... un trombeur!), la Divina che prendeva lezioni di calcio dalla sottoscritta (...glom... che coraggio!), piccola Vi che prendeva il sole o Peppa che cercava di prendere la palla senza mandarla in orbita o Sante che salutava l'intero parco (incredibile! Conosce tutti!!!!), o Ty e il suo sformato di zucchine.
E' stata una bella giornata, fuori dagli schemi.
Che si è conclusa, alla fine, a casa mia con Sante, Miciomiao e la Divina... tra un pezzetto di pizza e un divano a chiacchierare, avviluppati com'eravamo, in compagnia di altri, ognuno di noi nella solitudine del proprio destino.
PS_
a Miciomiao è piaciuto il disegno che ho fatto sul mio pezzo dello spettacolo, quello del pesce. La Divina mi ha detto che gli piace un sacco come uso i colori.
Cazzo, son conquiste!
Sapete com'è?
Si chiama serendipità.
Ho capito che è il leitmotif della mia vita, almeno nell'ultimo biennio. Forse triennio...
E' il cercare una cosa e trovarne un'altra. E ricominciare di lì.
Non che sia un male, eh... anzi, no, non lo è per nulla. E' solo strano. E' strana l'idea di lanciare un sasso in uno stagno aspettandosi onde concentriche e vederlo invece sollevare spruzzi e increspare in malomodo lo specchio d'acqua.
Insomma, le onde ci sono, in fondo. Ma in fondo... non nell'immediato. Le vedi dopo. E comunque deformate.
Non sono quelle che volevi vedere.
Questa storia dello stagno e delle onde mi ricorda una vecchia frase dettami anni ed anni fa.
"Tu hai causato il movimento [...]. Adesso quello stagno non sarà più uno specchio, ma un guizzo di luce. Questa è la tua vocazione".
...in tutto ciò ho notato che non ho messo neppure mezza foto di in vece del silenzio. Mah.
La frenesia non ha ancora lasciato il posto alla calma piatta della quiete dopo (non solo prima) della tempesta.
E meno male, perché la quiete post spettacolo troppo spesso si trasforma quasi in una lunga degenza insolente ed indolente.
Quasi come la fine di un viaggio.
Per la precisione, la fine dell'adrenalina. Lo scaricarsi di una pila, che lascia il posto ad un immobilismo deleterio e noioso.
Vuoto, fondamentalmente.
Ragionevolmente poco interessante.
Il riempitivo delle giornate, dei pensieri, dei discorsi, viene meno. La molla di tutte le levatacce e di tutte le nottate con le mani sporche di colore e una birra stappata e fredda a farmi compagnia, e una macchina fotografica pronta ad immortalare tutte le varie fasi di trasformazione.
Quasi fossi un demiurgo.
Ora che ci penso forse l'apatia sta già lentamente -lentamente però!- prendendo piede. In silenzio.
E' fisiologico, ne sono ben conscia.
Eppure mi manca l'adrenalina. Il battito accelerato del cuore. Lo sbattimento dei giorni prima. L'impazzimento degli attimi immediatamente precedenti.
Ma soprattutto il momento in cui metti piede sul palco e diventi un altro.
Ti prostituisci a divertimento per qualcun altro. Quasi catartico.
Per l'altro. Ma mica solo. Anche per te.
Per te che impari a scardinare sovrastrutture ed impalcature di te, che diventi più libera e più vera di non essere te...
E sentirmi libera di non aver voglia di andare a raccogliere degli applausi, perché mi sento paga del mio sudore anche senza ulteriori encomi.
PS_
Parlato con Divina. Con Miciomiao. Con il Capitano. Con il Barone.
Chi manca ancora?
Ieri finalmente il debutto.
Ieri finalmente il brivido dietro la schiena dell'apertura del sipario.
Ieri gli applausi, le risate, gli imprevisti gestiti perfettamente.
Ieri i soliti complimenti degli spettatori.
Ieri gli insoliti complimenti di Cerby... sentiti... veri... sudati.
Ieri la consapevolezza della mia fragilità.
Ieri "è stato terribile vederti così bella, meravigliosa sul palco e poi ritrovarti così piccola, fragile, seduta a piangere per un ragazzo che non so se ti merita o meno, non sta a me giudicarlo, ma che sicuramente ti ha ferito"
Ieri... avevo nelle narici il profumo della Divina, che mi ha tenuto compagnia stretta. Fuori posto in due.
Ieri... tutto ieri...
Da oggi si cambia.
Persone da frequentare, modi di vivere, tutta una serie di cose.
Le settimane saranno più vuote.
Mancherà la frenesia per l'attrezzeria, il montaggio, la scenografia... mancherà il correre al CUT per provare, il mettere semrpe nello zaino il vestito e i mutandoni...
Mancherà il muso duro del Capitano, che chissà se lo rivedrò.
Non mancheranno alcune persone, cui continuerò a rimanere abbarbicata. Di questo, per quanto MI riguarda, ne sono certa.
"I am the smooth world's double face,
[...]
The brittle balndishment of counterfeit.
In me secrets,
and half formed desires meet"
Benjamin Britten - The turn of the Screw
Io sono la liscia doppia faccia del mondo
[...]
La fragile blandizie del falso.
In me segreti
e desiderì a metà formati s'incontrano
Ritmi sempre più frenetici in previsione del -finalmente- debutto di In vece del silenzio, declinazione del tema Sud Arti e Magia che ruota intorno all'idea di un passato troppo spesso simile a se stesso e all'intrusione di un presente globalizzato che ne destabilizza l'equilibrio.
Si accorciano i tempi, e si incomincia a parlare di cose serie.
Il futuro, la professione, il non lasciarsi andare così facilmente come ci siamo incontrati. C'è stato un bel fermento. L'esito, com'è noto, lo rimettiamo al pubblico.
Il sentimento, com'è giusto, lo teniamo per noi. E lo coltiviamo, per quel che è possibile.
Nonostante la differenza d'età e la distanza geografica che ci separa, in alcuni casi... se c'è da continuare, si continuerà. Ci sono situazioni della durata di un istante che legano quanto una vita intera. In un certo senso, questa è stata una di quelle.
Non c'è trucco, inganno né magia da quattro soldi. Penso forte, mi sento leggero. Cos'altro posso dirvi?
Sono cose da provare.
Anche se poi, nel buio di una macchina, vengo a scoprire quanto poco ancora rendo, anche se mi viene rivelato quanto improponibile ero nel momento in cui sono approdata a quest'avventura... mi guardo indietro, e sorrido.
Mi guardo al fianco, scorgo delle persone... degli amici... e rido di gusto. Con loro.
Ancora il giro di vite, ancora il richiamo del teatro che pulsa nelle vene.
Ancora una volta ancora, una seconda volta... nuovi orizzonti, nuove prospettive, l'attenzione che si catalizza finalmente su qualcosa di inaspettatamente interessante.
"giusto", direbbe Mariani. "Bello" direi io.
E nuove persone che guardano incuriosite camera mia. E mi scoprono, piano piano. Inconsapevolmente mi amano, come amano camera mia.
In fondo questa è la mia vita, qui c'è racchiuso il segreto della mia anima, tra gli scaffali impolverati e le pile di libri letti o da leggere iin equilibrio precario su un comodino ingombro di carte. Un pianoforte scordato chiuso da tanto tempo, usato ormai per poggiarci ricordi di infanzia, cd di mio padre e vecchie bottiglie di birra vuote. Gli armadi tappezzati di foto o disegni più o meno miei, più o meno belli, e i muri pieni di vecchi cimeli che, pur se brutalmente esposti al grande pubblico, non rivelano che all'animo sensibile la loro melodia di sentimenti. La scrivania ingombra di carte, colori, trucioli di matita, pennarelli, scatole, contenitori, nastri... e piccoli appunti scritti sullo scotch carta e lasciati più o meno in vista, come se non attendessero altro che essere guardati.
In fondo, non è questo il grande gioco della vita?
E intanto continua a salirmi il magone. No, non farò lo sbaglio di quei pochi che mollano tutto nel momento in cui le cose vanno male. Mi terrò le mie delusioni ed andrò avanti. Magari è vero quello che dice mamma.
Sono troppo, per lui.
Oggi mi va di crederlo. Per me.