c'è qualcosa che mi stanca...
Mi fa ancora male la gola, tutti i rimedi più o meno sciamanici non stanno ancora funzionando.
Ci vuole tempo, forse, come per tutte le cose.
Certo, per chi HA tempo, forse è tutto più semplice... io, per contro, ho fretta di riprendermi la mia voce naturale, di smetterla di soffrire ingoiando, o più semplicemente di ingoiare bocconi, ho fretta di ottenere delle risposte che io non vorrei mai dare.
Esigente. Adesso, tanto con me stessa quanto con gli altri.
Venerdì si parte per il CFT, un romantico weekend di San Valentino felicemente confinata dove morì Cristo, sperando e pregando che non mi raggiungano anche nelle Indie di quaggiù cuoricini, puttini e cupidi vari; potrei scappare nottetempo.
Mutato ancora il mio modo di scrivere, diventato quasi telegrafico.
Da studiare.
Rifletto. Ancora.
Nulla accade per caso.
E' giunto il momento di girare una pagina?
Cerco altre strade. Alla ricerca di passione. E prospettiva.
Non scrivo da un po'... non scrivo, non disegno, non faccio nulla da un po', devo ammetterlo.
Proprio l'altro giorno sorseggiavo il mio lattemmiele fumante (sic!!) e pensavo... sono partiti un sacco di flash, ma non sono mai riuscita a metterli per iscritto.
E' come se dovessi farci un film, ma farlo sarebbe impossibile.
Sono una serie di scene, di inquadrature, di dettagli... e devo, DEVO, trovare il modo di scriverne come se fossero appena balzati fuori dalla pellicola cinematografica, anzi, come se la pellicola cinematografica fosse scritta e non girata.
Concetto balzano eppure pregnante.
Oggi va così.
Ma così come... ma chi voglio prendere in giro!? E' un po' che va così.
Non come oggi, intendo. Oggi ho una vocine splendida.
Potrei cantare nel Barbiere di Siviglia. Nel ruolo di Figaro, però.
Terribilmente, terribilmente grave.
O grottesco, e in tal caso la situazione sarebbe addirittura sopportabile.
Ho immaginato un taglio di luce sugli occhi, una finestra che parte dal basso e illumina solo nei tratti, sformando il volto. Ma ancora una volta, non mi riesce di descriverla. E' agghiacciante questa incapacità... mi agghiaccia e mi blocca.
"mi agghiaccia"... la prima volta che mi fu detto (forse l'unica) precedeva (o seguiva? Non ricordo) "la possibilità di perderti".
Anche a me agghiacciava quella prospettiva. Ma alla fine è andata come è andata, e non c'erano vie di mezzo... altre, intendo. Destra, sinistra o centro? e io ho preso il centro.
A volte penso di stare a guardare film già visti, visti e rivisti in questa stessa vita, e mi rendo conto che gli errori cambiano ma i risultati persistono.
Ma anche non gli errori, eh.
Ci pensavo ieri sera mentre visualizzavo dei momenti, delle foto.
2007, ogni giorno fino al campo estivo. Una serie di bambini urlando e sciamando mi saltavano addosso dimostrandomi il loro affetto, al collo un fazzolettone giallo e blu.
2098, settembre. Una serie di bambini urlando e sciamando mi saltano addosso dimostrandomi il loro affetto, un affetto che ritengo profondamente immeritato per il poco tempo passato insieme, per la poca voglia, per il fatto che erano solo il riflesso di una luce... al collo, un fazzolettone rosso scuro.
I luoghi sono diversi, i bambini sono diversi, i tempi sono diversi, gli atteggiamenti sempre diversi.
Il risultato resta il medesimo.
Una capacità di attrarre le persone nel modo più genuino possibile, e -a quanto pare, da quello che mi è stato detto in questi anni- una energia tale da influenzare numerose persone.
Non me la sento di prenderlo come un punto di demerito.
Ho energia da vendere.
Se qualcuno la vuole comprare...