Mi ero ripromessa di non scrivere, fino a che non mi fossi tolta n pensiero dalla testa.
E' ancora qui, stabile come una lapide. Il che ladice lunga.
E' paradossale che l'unica persona che creda in me e che cerchi di appoggiarmi, sia una persona che non vedo mai, che non sento mai, che vive a migliaia di km da me. Che quelle poche volte che vedo, pensa di poter riprogettare la mia vita a suo uso e consumo.
eppure è l'unica persona che davvero crede, ci crede, e pensa che io possa farcela
E prova ogni volta a darmi questa consapevolezza, a spronarmi, contro tutto, contro il sistema, contro le menzogne di chi ci circonda e cerca di pararsi il culo spalando merda su di me, contro me stessa e la mia ormai gigantomitica sfiducia in me e nelle mie scarse potenzialità.
Ecco, ci risiamo. Scarse potenzialità.
NESSUNO sa quanto ho pianto; nessun luogo.
Milioni di istanti passati a ridiscutermi, a ricostruirmi, inutilmente a volte, troppo spesso con pochi risultati. A volte con risultati raccapriccianti. Altre, con risultati considerevoli dal mio punto di vista. Orrendi, per chi mi vede da fuori.
Un processo di destrutturazione dal quale sono stati tenuti fuori tutti per pudore, per possessività, per ritrosia. Sola con me stessa e il mio dolore, la mia voglia di ricominciare e la mia paura di farlo, il terrore compulsivo di sbagliare, di illudermi, di deludermi... di deludere.
La mia nave non ha retto.
Ancora una volta.