quando ti addormenti tra le braccia di una persona...quella...fa parte della tua famiglia...
Un dolce abbraccio a tutte le persone che si sono addormentate tra le mie braccia, e a tutte quelle tra le cui braccia mi sono addormentata.
La mia famiglia.
A volte capita che ti manchi qualcuno.
Oggi più degli altri giorni.
C'è un mondo, dentro. Dietro. C'è un mondo grande quanto una famiglia, e forte come era forte lui.
Assistere alla riapertura del Petruzzelli, fuori, vicino al maxischermo, mi ha fatto una strana impressione.
E il pensiero ricorrente era un "e se....?".
E se... cosa?
E se... tante cose.
E se il nonno ci fosse ancora? E se ci fosse stato per più tempo? E se fosse stato lui a trasmettermi con un pezzetto di dna tutta una serie di cose che mi accorgo avere discese dal cielo, o giù di lì? E se... e se... e se....
troppi se.
Troppi "se", guardando un Teatro, un Teatro che in bene o in male è un pezzo della mia vita, direttamente, indirettamente, per racconti, per tradizione...
Sono tornata a casa, e ho rimesso le mani nel cartone che tengo sempre sotto la scrivania. Sembra ingombro di cartacce da buttare, e invece... invece ci sono dei piccoli tesori. Dopo aver passato un considerevole numero di notti a gurdare, catalogare, scartabellare, scribacchiare, sbirciare, capire, interpretare quelle fotografie, sapevo dove mettere lem ani. Così mi sono immersa sino agli avambracci per tirare fuori un piccolo capolavoro.
Pochi l'hanno visto, è uno dei sipari di comodo, credo. Lo dipinse l'Armenise, raffigurandovi un momento importante della storia di Bari, la cacciata dei Saraceni ad opera della Repubblica di Venezia.
Molti hanno conosciuto il nonno. Pochi hanno la forza e la pazienza di un amore forgiato dalla convivenza quotidiana e dai costanti rimproveri. Pochissimi, forse nessuno?, possono dire di aver visto Anna dai capelli rossi con lui, sentendosi amati, stimati, allo stesso modo di quando alzavano la testolina frapponendosi fra lui ed un'altra persona.
L'ho vissuto poco. L'ho vissuto davvero troppo poco, e mi fa male.
Mi manca.
Mai come oggi, il pensiero va tutto a lui.
...la verde tua tenda fra gli alberi Esploratore.
Primo weekend di ottobre.
Il freddo e il mal di testa atroce del sabato, notte degli organigrammi, annunciata come sconsolante e battagliera e rivelatasi in realtà una pacifica accettazione della proposta di un vecchio saggio Capo, lasciano il posto al tepore della mattina e degli ultimi timidi raggi di sole.
Quasi profetico.
Al clima potenzialmente teso della sera, si sostituisce un'aria distesa, quasi complice, alla mattina.
E mi accorgo che sto diventando grande.
quest'anno il gioco sarà bello, e difficile.
Noi ci conosciamo da anni...(e quando dico "anni" intendo dire un numero con due cifre!) e sono due anni che viviamo questa bella ed impegnativa avventura insieme.
Anche quest'anno ce la faremo.
Con calma, pacatamente, ma ce la faremo.
Abbiamo grandi progetti e un infinito entusiasmo.
E' l'anno dei cambiamenti.
E' l'anno in cui i piccoli diventano -finalmente- grandi.
Intanto si spera di partire per il campo di formazione....
...colore lontano di un prato che al cielo grida....
Sono giorni di confusione, un polverone che si alza sulle mie azioni, e mi impedisce di guardare avanti, indietro o ai lati.
Posso solo navigare a vista, e forse tanto mi basta.
Sono piena di voglia di fare, ma come al solito non riesco a dare sfogo a questi istinti primordiali. E' tipico della mia persona.
Quando ero piccola, almeno, disegnavo quello che volevo e quando volevo.
Ora... ora è più difficile.
Ora ho delle priorità, devo studiare, devo vedere gente, devo capire delle cose, devo fare esperimenti, devo.... e poi viene tutto il resto.
Poi, vengo io.
Il che è paradossale oltre che terribilmente crudele nei miei confronti.
Ma tant'è. Lo faccio, e basta.
Ci si districa, più o meno, anche così. Aspettando pazientemente un momento di calma, o, ancora meglio, un bel po' di vento in poppa. Nel frattempo cerco solo qualche alito di vento per andare avanti, che a rimanere ferma mi annoio.
Non capisco bene il senso di quello che ho scritto, eppure mentre lo scrivevo era così chiaro... ma ci sta. Sta bene anche così, lascio fare alle mie dita, per una volta.
Lascio scrivere loro e disconnetto il cervello, sarà anche il caso, una volta ogni tanto.