Stamattina mi sono svegliata con un dolore lancinante al ginocchio.
Un dolore lancinante e pulsante, per far contento House e il Princeton Plainsboro nella definizione di un dolore.
Un 6 incrementabile per far contenti il Seattle Greys.
Ma tutto questo perché? Ah sì... perché anche questo mi riporta un po' indietro nel tempo... a qualche anno fa.
E' cominciato tutto con le note di una canzone di Elton John sentita un po' per caso e un po' per fato ieri, voce e piano di Elton John a riempire le mie notti solitarie.
E automaticamente il pensiero è tornato ad una Marika un po' più bambina, e alle sue emozioni amplificate, alle sue avventure ed alle sue scoperte. La mano è volata sul cellulare per mandare un sms all'unica persona che è rimasta, di quel periodo. Luna.
Che tristezza rendersi conto che di quelli che c'erano allora, ora non è rimasto quasi più nessuno. Ma che orgoglio poter dire che NOI ci siamo ancora.
Ovviamente il pensiero più forte è andato direttamente al Lombricone, e a tutto quello che ne consegue.
E in parte anche a quell'altro, Squalo, per assonanza emozionale.
E quindi alla nostra euforia, alle nostre confidenze, a metà tra il bambino e l'adulto, la serietà con cui si trattava una cotta adolescenziale e alle leggerezza con cui si trattavano le cose serie. In effetti, non ho mai brillato per tempismo... sono da sempre l'elogio al fuori tempo (massimo).
Un'altra persona è rimasta, di quel periodo. E per questo, se esiste un Dio -e sono quasi sicura che ci sia da qualche parte, con pop corn e birra a ridere di noi-, lo ringrazio.
E spero che le nostre strade si rincontrino significativamente ancora, non perché me lo meriti, ma perché sento di poterle rubare ancora qualcosa. Ancora ed ancora.
E in fondo, anche e soprattutto in questi anni è concentrato tutto ciò che mi ha fatto diventare ciò che sono ora. Aldilà del bene e del male.